štvrtok 17. marca 2011

L’educazione al perdono necessaria anche nella Chiesa

Persiste tra i cristiani, musulmani ed ebrei molta tensione, che causa violenze con effetti spesso più tristi. Il metodo per la così necessaria convivenza si trova nella creazione delle “Comunità di perdono”. Questo è “Credo” del professore americano Robert Enright e della sua 26-enne esperienza scientifica sul perdono.

Robert Enright (foto www.pusc.it)

“Il nostro gruppo ha iniziato l’educazione al perdono a Belfast, Irlanda del Nord nel 2002. L’obbiettivo nel breve periodo è quello di ridurre il risentimento, che può accumularsi nei bambini, che sono vittime di ingiustizie continue nel loro ambiente immediato.” Convinto di necessità di iniziare da bambini, il professor Enright ha presentato durante il convegno svoltosi il 28 febbraio presso la Pontificia Università della Santa Croce a Roma il processo ed i risultati dell’educazione al perdono, proposta ai bambini d’età fra 4 e 10 anni a Belfast. La proposta educativa è stata effettuata sia nelle scuole cattoliche che in quelle protestanti. Lo stesso processo si è svolto nelle scuole del centro di Milwaukee, Wisconsin, negli Stati Uniti. Dopo essersi dedicato a preparare gli insegnanti stessi, (“Chiediamo a loro di cominciare a perdonare prima di insegnare il perdono”), quelli hanno poi introdotto i bambini agli elementi basali del perdono attraverso i libri illustrati e i film. I bambini hanno imparato in modo adeguato i principi del perdono (valore intrinseco della persona, la gentilezza, il rispetto, la generosità e l’amore morale), familiarizzano i personaggi che sono stati trattati ingiustamente e vedono l’applicazione dei principi di base. “In terza fase sono invitati, chi decide liberamente a farlo, a pensare a una persona che è stata ingiusta con loro,” precisa Enright. In entrambi gli studi a Belfast e a Milwaukee nei gruppi sperimentali è diminuita statisticamente la rabbia con effetto medio. L’educazione al perdono si sta implementando già anche a Firenze in Italia, e i colloqui con gli educatori iniziano pure in Israele e in Palestina.

Il professor Robert Enright considera se stesso come un “umile studioso che ha avuto il privilegio di essere un pioniere nello studio del perdono in psicologia, a partire dal 1985.” Nei primi 17 anni si è concentrato sul perdono in psicoterapia, dal 2002 sull’educazione al perdono e attualmente si dedica al tema “Comunità del perdono”. Il suo studio presenta il perdono non come un riconciliarsi o fidarsi ciecamente degli altri, ma come uno sforzo personale, spesso sperimentato come lotta contro il risentimento. Attraverso due esempi biblici (la storia di Giuseppe, in Genesi 37 – 45, la storia del figlio prodigo, in Lc 15,11-32) fa conoscere l’elemento basale: la natura incondizionata del perdono. Il perdono fa parte della virtù dell’agape, della misericordia; esso è un atto di bontà rivolto alla persona che ha agito ingiustamente verso colui che perdona. Enright non omette presentare anche le tradizioni mussulmane, confuciane e buddistiche, che vedono il perdono moralmente meritevole.

Descrivendo due di vari studi della terapia del perdono il professore americano ha mostrato ai partecipanti del convegno alla Santa Croce a Roma anche l’impatto del perdono sulla salute umana. Nel gruppo dei tossicodipendenti, che hanno percorso anche la terapia del perdono, si sono verificate la riduzione della depressione, dell’ansia e della rabbia, ed ha incrementato la stima di sé. Nell’altro caso delle persone con disturbi all’arteria coronaria, quando quelle hanno ricordato la loro storia di profonda ingiustizia, il loro cuore, nello stesso momento valutato da una tecnica d’analisi al computer, funzionava meglio. “Il perdono può avere un effetto positivo sul corpo umano”, esprime la sua convinzione professor Enright.

Alla fine della sua conferenza, tenutasi interamente in inglese, abbastanza lentamente con rispetto all’audience, il professore ha confessato la sua passione attuale per le Comunità del perdono. Indicando l’esempio di una scuola a Belfast – “è ora conosciuta come una scuola del perdono”, – ha passato a presentare il modo per l’applicazione anche nell’ambiente ecclesiale, dove si ha enfatizzato più il perdono sacramentale, da Dio alla gente, che quello da persona a persona. Una certo stimolo è stato dato dal gesto di Giovanni Paolo II verso il suo attentatore Ali Agca. Piccoli gruppi del perdono potrebbero essere nelle parrocchie, secondo la sua opinione, il modo di favorire anche la crescita individuale: “Noi tutti, anche nelle comunità più apparentemente tranquille, facciamo esperienza della natura decaduta intorno a noi (e dentro di noi) che si traduce in azioni ingiuste che hanno bisogno di risposte di misericordia”.

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