piatok, 5. novembra 2010

Torino mai più imaginabile senza quel capolavoro

Il posto è tanto amato, non solo da tutti i membri della Famiglia Salesiana, ideata da San Giovanni Bosco, ma anche da moltissimi fedeli di tutto il mondo. La Basilica di Maria Ausiliatrice a Torino. Entrando, subito ci attira il dominante e grandissimo quadro dell´Ausiliatrice. Maestoso, bellissimo, chiaramente comunicativo. E con una sorprendente profondità.

“In alto, Maria Santissima tra i Cori degli Angeli; intorno a lei, più vicini gli Apostoli, poi i cori dei Martiri, dei Profeti, delle Vergini, dei Confessori. In terra, gli emblemi delle grandi vittorie di Maria e i popoli delle varie parti del mondo in atto di alzar le mani verso di lei chiedendo aiuto”, espresse Don Bosco parlando col pittore Tommaso Lorenzone (1824-1902) nel 1865 circa. “E dove vuole che io trovi uno spazio adatto a questo suo quadro? Ci vorrebbe Piazza Castello. A meno che non voglia una miniatura da guardarsi col microscopio” rispose Lorenzone.

Le Memorie Biografiche, la fonte più autorevole della storia di Don Bosco, dicono, che in quel momento tutti risero. Don Bosco, un po’ spiacente, dovette convenire che il pittore aveva ragione. Quindi decise di ridurre il suo progetto.

Il dipinto, pieno di luce e di maestà, rappresenta la Madonna incoronata, campeggia su una nuvola; con la destra tiene lo scettro, con la sinistra il Bambino che ha le braccia aperte. Attorno a lei gli Apostoli ed Evangelisti, trasportati dall’estasi. Nella parte alta gli angeli, la colomba dello Spirito Santo e l’occhio nel triangolo del Dio onniveggente, rappresentazione della gloria celeste. Ai piedi del quadro la città di Torino, con il santuario di Valdocco in primo piano e con lo sfondo di Superga.

Benché Don Bosco avesse ridimensionato il suo pensiero, aveva dovuto prendere in affitto a Torino un altissimo salone del Palazzo Madama in Piazza Reale. Per immaginarsi il lavoro di Lorenzone durante quei tre anni, ci viene a dare la mano un altro pezzetto dei 15 volumi delle Memorie Biografiche: “Un giorno, racconta un prete dell’Oratorio, io entravo nel suo studio per vedere il quadro. Era la prima volta che m’incontravo con Lorenzone. Non si volse al rumore che io feci entrando, continuò il suo lavoro, a poco scese e si mise ad osservare come fossero riusciti quei suoi ultimi tocchi. Ad un tratto si accorse della mia presenza, mi afferrò per un braccio e mi condusse in un punto della luce del quadro: – Osservi, mi disse, com’è bella! Non è opera mia, no; non sono io che dipingo; c’è un’altra mano che guida la mia.” E le Memorie Biografiche in IV, 4-5 aggiungono: “Quando il quadro fu portato in chiesa e sollevato al suo posto, Lorenzone cadde in ginocchio, prorompendo in un dirotto.”

Sono tantissimi i fedeli che ogni anno vengono  nella Basilica torinese di Valdocco, soprattutto intorno al 24 maggio – giorno della festa dell’Ausiliatrice – molti durante i pellegrinaggi a Lourdes, in Francia, altri come visitatori di Torino, oggi non più pensabile senza di Don Bosco; e nella primavera dell’anno 2010 molti anche tra i milioni di visitatori della Sindone, la prezziosissima perla di Torino.

Per raccontare tutto il quandro, ci vorrebbe un altro articolo più specializzato. Ci fermiamo soltanto ad un solo argomento. Raffigurando l’Ausiliatrice, che tiene in braccio il Bambino, Lorenzone non l’ha fatta seduta, infatti, ha fatto un’altra scelta: Maria è in piedi, in posizione verticale. Questa «dominante della verticalità», secondo il De Fiores, è un simbolo mariano relativo agli elementi messianici e celesti, riferibili all’Immacolata e alla Madre di Dio. Don Bosco stesso propose sempre sia la spiritualità dell’Ausiliatrice che quella dell’Immacolata.

E aggiungiamo pure una particolarità: il bastone prezioso, lo scettro, è il segno regale di potere e di governo. La Madonna Ausiliatrice piena di potenza, come Colei che sta per agire, è nella spiritualità di Don Bosco sempre supplicata come Madre che guida, protegge, addirittura combatte per i figli, accanto ai quali è presente in modo costante.

Andare a vedere questa bell’imagine nella Basilica di Valdocco vale la pena non soltanto perché essa è una grande catechesi mariana, o perché, finita nel 1868, diventò il capolavoro di Tommaso Lorenzone, ma anche per il fascino, che non si può provare altrove se non in quel luogo reale, luogo di tante storie piccole e grandi, vissute grazie le preghiere davanti a quest’affascinante quadro voluto da Don Bosco, primo testimone dei tantissimi “aiuti” operati dall’Ausiliatrice a favore dei giovani non solo di Valdocco e non solo di quel tempo.

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